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La mappa dei costi di un'operazione
Chi guarda un'operazione chiusa tende a contare una sola cifra: la differenza fra il prezzo di entrata e quello di uscita. Ma fra le due si sono già fatti strada altri costi, piccoli uno per uno e pesanti quando si sommano. Conoscerli in anticipo serve a capire quanto deve muoversi un prezzo soltanto per tornare in pari.
Lo spread, il costo che si paga subito
Chi compra paga il prezzo lettera, chi vende incassa il prezzo denaro. Se si comprasse e si rivendesse nello stesso istante, si perderebbe esattamente la distanza fra i due. Sugli strumenti molto scambiati la distanza è minima; su quelli poco liquidi o negli orari di chiusura può allargarsi parecchio, come mostra il laboratorio in cima alla pagina.
Commissioni, finanziamento e scivolamento
Alla distanza fra denaro e lettera si aggiungono le commissioni dell'intermediario, fisse o in percentuale. Per le posizioni con leva tenute aperte da un giorno all'altro c'è spesso un costo di finanziamento giornaliero. E poi c'è lo scivolamento: la differenza fra il prezzo atteso e quello di esecuzione reale, che pesa soprattutto sugli ordini al meglio e sugli stop.
Un conto ipotetico
Immaginiamo cento operazioni in un anno, ognuna con un costo complessivo di 8 € fra spread e commissioni. A fine anno sono 800 €, dovuti qualunque sia l'esito delle operazioni. Su un capitale ipotetico di 10.000 € è l'8%: prima ancora di sapere se le decisioni erano giuste, il conto parte in salita. Per questo chi opera spesso dovrebbe misurare i costi con la stessa cura con cui misura il rischio.